IO NON CI SONO PIU'
Peppe Fonte
CD & Book preview (agosto 2018)
di Pino Pavone

Sulla processione degli accordi e il crocefisso delle parole

Erano da poco passati gli anni ottanta quando trascinavo Peppe, ancora studente, alla RCA dove si svolgevano i provini delle cosiddette canzoni. Il posto era il cenacolo, inventato da Ennio Melis, si trovava sulla Nomentana.

“Vieni caro Peppe, ti porto nella tana dell’orso. sono orsi che non conoscono soluzioni, amano le sviolinate. l’interlocutore è un amico con i baffi e una chitarra sulla schiena.

In questa giornata di tormento e di esaltazioni dobbiamo avere fiducia, dobbiamo fare in modo che gli altri apprezzino i nostri pensieri. Possediamo l’arte di apparire e di sparire dal cappello dell’illusionista, andiamo! Ti sto portando sulle colline delle apparizioni e noi, fatti d’aria, cercheremo di entrarci dentro sbalorditi e svaniti nella nostra immagine, nell’incontrollata fragilità della musica, sulla processione degli accordi e il crocefisso delle parole.

Ce ne fottiamo delle parole! andiamo avanti, lo studio di registrazione è a nostra disposizione.

E no! Aspetta… le parole qui non mi convincono, devono suonare anche loro e giustificano la nostra posizione in campo. Cambiamo, così…, sì così va bene”.

E’ una partita. tu mettiti al centro di questa sala piena di strumenti e con la fascia di capitano dirigi le operazioni di sbarco. cerca di starmi vicino e, se vedi che mi allontano, chiamami, anch’io ho gli occhi fragili di chi si sottopone a un verdetto…, se fosse così facile sarebbe un imbroglio. Non è uno scherzo, ci stiamo giocando le nostre visioni, le nostre ansie, i nostri amori, i nostri tormenti. Ci stiamo giocando i nostri sogni. noi, semplicemente, non siamo, sono loro che esistono, sono loro che dobbiamo proteggere questo è il punto.

Quando usciremo da questa baraonda, dimentica tutto! E’ un mondo apparente che ci sostiene finché restiamo dentro. abbiamo scritto e abbiamo suonato quello che dovevamo, il verdetto non ci interessa più. Distintamente salutiamo. Appena fuori, andiamo a mangiare una pizza e magari facciamo una partita al biliardo, le nostre idee hanno preso forma sopra un nastro girevole.

Rimarranno inviolabili e usciranno fuori al momento giusto, quando le nostre risate prenderanno il colore della notte.

Allora, caro Peppe, canta le tue canzoni, racconta le tue emozioni, il padre, i figli e le maledizioni al lume di una sana bevuta o di una vagante sballata sabatica, contraddici con eleganza i filosofi del sapere perché non sanno un cazzo, tirami per la giacca sul marciapiedi di una qualunque città, soffiami un testo quando cerco di prendere sonno sulla spiaggia, vedremo cosa fare, come rimediare ai vuoti di memoria. Quando ti sfiorerà un vento di follia, tienimi al corrente.

A questo punto, però, devo dirti che è la testa che conta. Dobbiamo renderci conto che l’età è una finzione. nel creare una qualunque emozione non esiste età. ogni passo è utile e futile, ogni utilità scomposta in frazioni.

Si allargano gli orizzonti, si scavalcano le voragini, i sentimenti si liquefanno in una sorta di marmellata arancione, il prodotto finito si sbriciola in una ballata di cinesi in festa. È la testa che conta.

Non fare caso agli sprechi, ai veleni, alle scadenze, a chi ne sa più di te. Ci faremo da parte o saremo presenti, quando tutto non è condiviso, con il coraggio di chi vuol tenere ferma una nota, una poesia. Non necessariamente per vincere: una sconfitta è più importante di una vittoria facile.

E’ una battaglia, d’accordo, nella quale le nostre canzoni riflettono il mal di vivere, la felicità di un attimo, il vuoto convulso del non esserci perché prematuramente scomparsi sulla via del ritorno. così le nostre

convinzioni spesso sono contrarie alla logica e al buon senso comune. “Io con la testa e tu con il cuore”. E’ tutta una questione di testa.

Dobbiamo cambiare identità ed accettare la nostra pelle con i suoi naturali mutamenti e le inevitabili invocazioni. solo così saremo liberi e più soli.

IO NON CI SONO PIU'
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